Quando la carità uccide
Intervista a Dambisa Moyo economista e autrice di un libro destinato a far discutere a lungo
Non è certo la prima a cercare di capire perché l’Africa
subsahariana, quell’enorme continente ricco di risorse
naturali che si estende dall’Egitto fino al Sudafrica,
sia la grande assente nella trasformazione che sta
portando fuori dal Terzo Mondo vari paesi dell’Asia e
del Sud America.L’autrice del libro “Dead Aid”, va alla
ricerca di una spiegazione razionale del motivo per cui
gli aiuti rovesciati sull’Africa nell’arco di decenni abbia
prodotto economie traballanti e redditi pro capite fra
i più bassi del mondo. Secondo la Moyo gli aiuti dati in
maniera indiscriminata tolgono a chi governa l’obbligo
di rispondere delle proprie politiche economiche, gonfiano la corruzione e soffocano l’iniziativa locale.
Nell’intervista concessa a Linda Chiaramente, che vi
riportiamo, esprime le sue idee sul modo migliore
di aiutare i Paesi del Sud del Mondo e in particolare
l’Africa. Penso sia bene riflettere sulle sue parole.
Com’è nato il suo interesse per l’economia e in
particolare per il sistema degli aiuti?
Credo sia difficile crescere in Africa, aver visitato molti
paesi nel mondo e non porsi la domanda:”Perché
l’Africa è economicamente peggiore di tutti gli
altri? L’economia è una questione di sopravvivenza per milioni di persone in tutto il continente ed è
necessariamente qualcosa a cui interessarsi. In Africa
fin dal mattino la gente lotta per procurarsi il cibo. Ho
viaggiato quasi in ogni continente e questo è stato
fondamentale per formare il mio pensiero.
Perché l’Africa è così in difficoltà, diversamente
da quanto accade in Cina o in altri paesi che
sono riusciti a sollevarsi?
In tutto il continente africano la maggioranza dei
presidenti sono inefficienti, hanno cattive politiche,
non difendono gli interessi e i diritti della loro gente.
Sembrano molto più interessati a riempire le loro
tasche e sfortunatamente il mondo tollera ciò che
viene fatto a spese di centinaia di milioni di persone. In Asia, anche se è presente la corruzione, la gente
investe nelle proprie economie, cosa che non accade
nel continente africano.
Nel libro si parla dell’ipotesi di tagliare gli aiuti
all’Africa nell’arco dei prossimi 5 anni…
Non è esattamente questo che intendo dire, non
avrebbe senso tagliare gli aiuti a tutti i paesi africani.
I paesi hanno raggiunto diversi livelli di sviluppo
economico, un taglio drastico sarebbe insano. E’ giusto
parlare dello “svezzamento” dell’Africa dagli aiuti, ma è
assurdo parlare di un programma da realizzare in 5 anni.
Tuttavia c’è un’urgenza sempre maggiore che riguarda
anche i paesi donatori: gli Stati Uniti, l’Inghilterra e molti
altri paesi europei hanno seri problemi strutturali che
riguarderanno le loro economie nel futuro; non ci sarà
abbastanza denaro per mandare aiuti ai paesi africani.
La sua tesi sembra essere un po’ controversa…
Tutto il resto del mondo sta operando sul modello
che descrivo, ovvero finanziare programmi di sviluppo
basati sulla combinazione di mercato, investimenti
stranieri diretti, ecc… E’ così che l’Italia, gli Stati Uniti
e la Cina sopravvivono, perché è così controverso per
l’Africa usare lo stesso modello economico che ha
generato successo?
Quali sono le soluzioni e le alternative a questo
sistema?
Non chiedo all’Africa, agli africani o alle comunità
internazionali di sviluppare un nuovo sistema. Ciò
di cui ha bisogno l’Africa è copiare ciò che ha
fatto il resto del mondo, incoraggiare una forte e
responsabile relazione fra la gente e i governi, non
ritenuti responsabili dalla popolazione locale. In quasi
tutto il continente i politici al potere sanno che i paesi
donatori danno aiuti sebbene sappiano che i governi
non si impegnano a ridurre la povertà o a favorire la
crescita. Il Presidente Obama o Berlusconi o chiunque
altro sa che ha bisogno del supporto degli elettori
per essere in carica nel suo paese. Sfortunatamente
un gran numero di persone nel mondo crede si possa
aiutare l’Africa solo attraverso gli aiuti, e questo è un
problema. L’alternativa dovrebbe essere la microfinanza, il mercato, gli investimenti stranieri diretti, incentivare
le tasse e le rimesse. Si tratta, ripeto, di copiare ciò che
ha fatto il resto del mondo. Se non si vuole guardare al
modello europeo o americano si può prendere come
riferimento la Cina, l’India, la Russia, il Brasile. Come
hanno fatto questi paesi a tirare fuori dalla povertà
300 milioni di persone? Non certo affidandosi solo agli
aiuti.
Il suo libro ha avuto un qualche impatto su chi
decide le politiche degli aiuti?
Ho trascorso molto tempo con i rappresentanti dei
paesi donatori, ministri dello sviluppo internazionale,
ma anche con presidenti e politici dei paesi africani.
Molti governi riconoscono che il sistema degli aiuti non
è sostenibile, così come i donatori sanno che a causa
dei loro problemi economici non possono continuare
a mantenere gli aiuti, ma la questione è come spiegare
agli elettori che quello degli aiuti non è il sistema giusto,
dopo che per 60 anni abbiamo convinto la gente che
lo fosse.
A cura di Carla

