Lunedì 21 maggio 2012
FOCUS ON

Quando la carità uccide

Dambisa Moyo, economista africana, nata e cresciuta in Zambia, laureata ad Oxfor

Intervista a Dambisa Moyo economista e autrice di un libro destinato a far discutere a lungo

Non è certo la prima a cercare di capire perché l’Africa subsahariana, quell’enorme continente ricco di risorse naturali che si estende dall’Egitto fino al Sudafrica, sia la grande assente nella trasformazione che sta portando fuori dal Terzo Mondo vari paesi dell’Asia e del Sud America.L’autrice del libro “Dead Aid”, va alla ricerca di una spiegazione razionale del motivo per cui gli aiuti rovesciati sull’Africa nell’arco di decenni abbia prodotto economie traballanti e redditi pro capite fra i più bassi del mondo. Secondo la Moyo gli aiuti dati in maniera indiscriminata tolgono a chi governa l’obbligo di rispondere delle proprie politiche economiche, gonfiano la corruzione e soffocano l’iniziativa locale.
Nell’intervista concessa a Linda Chiaramente, che vi riportiamo, esprime le sue idee sul modo migliore di aiutare i Paesi del Sud del Mondo e in particolare l’Africa. Penso sia bene riflettere sulle sue parole.

Com’è nato il suo interesse per l’economia e in particolare per il sistema degli aiuti?
Credo sia difficile crescere in Africa, aver visitato molti paesi nel mondo e non porsi la domanda:”Perché l’Africa è economicamente peggiore di tutti gli altri? L’economia è una questione di sopravvivenza per milioni di persone in tutto il continente ed è necessariamente qualcosa a cui interessarsi. In Africa fin dal mattino la gente lotta per procurarsi il cibo. Ho viaggiato quasi in ogni continente e questo è stato fondamentale per formare il mio pensiero.

Perché l’Africa è così in difficoltà, diversamente da quanto accade in Cina o in altri paesi che sono riusciti a sollevarsi?
In tutto il continente africano la maggioranza dei presidenti sono inefficienti, hanno cattive politiche, non difendono gli interessi e i diritti della loro gente. Sembrano molto più interessati a riempire le loro tasche e sfortunatamente il mondo tollera ciò che viene fatto a spese di centinaia di milioni di persone. In Asia, anche se è presente la corruzione, la gente investe nelle proprie economie, cosa che non accade nel continente africano.

Nel libro si parla dell’ipotesi di tagliare gli aiuti all’Africa nell’arco dei prossimi 5 anni…
Non è esattamente questo che intendo dire, non avrebbe senso tagliare gli aiuti a tutti i paesi africani. I paesi hanno raggiunto diversi livelli di sviluppo economico, un taglio drastico sarebbe insano. E’ giusto parlare dello “svezzamento” dell’Africa dagli aiuti, ma è assurdo parlare di un programma da realizzare in 5 anni. Tuttavia c’è un’urgenza sempre maggiore che riguarda anche i paesi donatori: gli Stati Uniti, l’Inghilterra e molti altri paesi europei hanno seri problemi strutturali che riguarderanno le loro economie nel futuro; non ci sarà abbastanza denaro per mandare aiuti ai paesi africani.

La sua tesi sembra essere un po’ controversa…
Tutto il resto del mondo sta operando sul modello che descrivo, ovvero finanziare programmi di sviluppo basati sulla combinazione di mercato, investimenti stranieri diretti, ecc… E’ così che l’Italia, gli Stati Uniti e la Cina sopravvivono, perché è così controverso per l’Africa usare lo stesso modello economico che ha generato successo?

Quali sono le soluzioni e le alternative a questo sistema?

Non chiedo all’Africa, agli africani o alle comunità internazionali di sviluppare un nuovo sistema. Ciò di cui ha bisogno l’Africa è copiare ciò che ha fatto il resto del mondo, incoraggiare una forte e responsabile relazione fra la gente e i governi, non ritenuti responsabili dalla popolazione locale. In quasi tutto il continente i politici al potere sanno che i paesi donatori danno aiuti sebbene sappiano che i governi non si impegnano a ridurre la povertà o a favorire la crescita. Il Presidente Obama o Berlusconi o chiunque altro sa che ha bisogno del supporto degli elettori per essere in carica nel suo paese. Sfortunatamente un gran numero di persone nel mondo crede si possa aiutare l’Africa solo attraverso gli aiuti, e questo è un problema. L’alternativa dovrebbe essere la microfinanza, il mercato, gli investimenti stranieri diretti, incentivare le tasse e le rimesse. Si tratta, ripeto, di copiare ciò che ha fatto il resto del mondo. Se non si vuole guardare al modello europeo o americano si può prendere come riferimento la Cina, l’India, la Russia, il Brasile. Come hanno fatto questi paesi a tirare fuori dalla povertà 300 milioni di persone? Non certo affidandosi solo agli aiuti.

Il suo libro ha avuto un qualche impatto su chi decide le politiche degli aiuti?
Ho trascorso molto tempo con i rappresentanti dei paesi donatori, ministri dello sviluppo internazionale, ma anche con presidenti e politici dei paesi africani. Molti governi riconoscono che il sistema degli aiuti non è sostenibile, così come i donatori sanno che a causa dei loro problemi economici non possono continuare a mantenere gli aiuti, ma la questione è come spiegare agli elettori che quello degli aiuti non è il sistema giusto, dopo che per 60 anni abbiamo convinto la gente che lo fosse.

A cura di Carla