Un mese tra i bambini
Nel mese di gennaio 2009 è partita per il Congo Valentina Gottipavero. La sua è stata un’esperienza particolare presso l’orfanotrofi o St. Rosaire ad Isiro che la S.O.S. sostiene.
Domani é domenica e preparerò io il pranzo per tutto l’orfanotrofio. Il menù prevede pasta e fagioli, pollo lesso e patate arrostite. Tutti ingredienti che si trovano abitualmente al mercato di Isiro, ma che in genere sono cucinati in un altro modo. In Congo non esiste il passaverdura e dovrò schiacciare i fagioli con la forchetta e filtrare tutte le bucce.
Sarà un lavoro lungo ma qui il tempo non è un problema. Sono andata al mercato a fare la spesa, ma al rientro c’è una sorpresa: è appena arrivato un altro neonato, ha otto giorni, la mamma è morta di parto, il papà non è in grado di allevarlo. In mio onore lo chiamano Valentin e la sua nuova maman sarà suor Camilla, una giovane suora che parla anche italiano. Ora siamo a quota 40 bambini. Nell’orfanotrofi o Saint Rosaire di Isiro, gestito dalle Suore Domenicane di S. Caterina da Siena, il numero dei bambini è purtroppo, sempre in aumento.
Essere orfano in Africa è anomalo: esiste, infatti, la “grande famiglia”, non c’è differenza tra zii, cugini, fratelli, nonni e spesso gli uomini hanno più mogli. Quindi, se la mamma muore, esiste spesso qualcuno che si può occupare del neonato o qualche donna che ha appena partorito e ha il latte per sfamare anche il nuovo arrivato.
I papà che affidano un figlio alle cure delle suore, quando possono vanno a trovarlo, danno un piccolo contributo economico; a volte, riescono a portare il figlio a casa durante le vacanze di Natale.
Ogni bambino viene affidato ad una suora che se ne occupa come una maman, per sempre. Dal momento in cui arriva in orfanotrofi o il bimbo ha un unico riferimento femminile. Fino ai 3 anni, circa, dorme nella stessa camera con la nuova maman che si preoccupa di nutrirlo, lavarlo, vestirlo, educarlo,… crescerlo. Solo quando comincia ad essere più indipendente, passa nel grande dormitorio con gli altri bambini ed inizia ad avere un “ruolo” nella “grande famiglia” del S. Rosaire. Infatti tutti contribuiscono alla vita e alla sussistenza della comunità. I grandi aiutano i piccoli e ognuno ha un compito specifico. La loro giornata inizia alle 5 del mattino e alcuni di loro cominciano a fare i primi viaggi al pozzo per prendere l’acqua. Il pozzo si trova, per fortuna, solo a 500 metri dalla casa e i ragazzi fanno circa 30 viaggi al giorno con le taniche da 25 litri sulle spalle per portare l’acqua alla comunità. L’acqua che servirà per lavare
i vestiti, per il cibo e per l’igiene
personale.
Le ragazze più grandi, prima di andare a scuola, preparano riso e sombe (verdura simile agli spinaci) per la colazione di tutti. Intanto i più piccoli si aiutano tra loro per vestirsi.
Verso sera, invece, c’è l’appuntamento per il bagnetto. Mentre le ragazze più grandi preparano l’acqua calda in una grande tinozza, i piccoli si spogliano, depositano i vestiti in ordine in un angolo e si mettono in fila accanto alla tinozza. Una ragazza insapona e l’altra sciacqua, capelli inclusi. Poi loro vanno ad asciugarsi e vestirsi aiutandosi sempre tra loro. Ovviamente partecipavo anch’io a questo “rito” serale che mi ha fatto guadagnare il titolo di maman!
Il problema più grande dell’orfanotrofi o in questo momento sono sicuramente i soldi. Non ne hanno. L’attività giornaliera dei ragazzi, quando non sono a scuola, è quella di cucinare dei dolcetti che poi rivendono lungo la strada. E’ questa l’unica entrata economica, oltre all’aiuto della S.O.S.
Ora stanno costruendo un porcile per l’allevamento e la vendita dei maiali. Un ottimo progetto per migliorare la situazione e per dare un mestiere ai ragazzi più grandi che hanno finito la scuola. La S.O.S. sta
sostenendo l’avvio del progetto, che, però non sarà sufficiente per mantenere 40 ragazzi.
I bambini hanno sintomi di malnutrizione, mangiano riso e sombe tutti i giorni, perché sono gli alimenti più economici; non hanno la corrente elettrica, perché il gasolio costa e chi va a scuola non riesce a fare i compiti, perché quando c’è
luce (sole) deve “lavorare” per la comunità e di sera al buio non ci vede. La situazione è drammatica, ma loro ridono sempre, bambini e adulti. Non si lamentano mai.
Quante cose avremmo da imparare da loro!! Il mio soggiorno è durato un mese. Troppo poco per aiutarli, sufficiente solo a capre. Le suore sono molto brave, disponibili e accoglienti, ma mancano dei mezzi necessari per allevare tutti questi
bambini.
Valentina

