Lunedì 21 maggio 2012
PALAZZO MORONI - SERATA DEDICATA ALLA SOMALIA

Ambasciatore somalo a Padova

L'ambasciatore della Somalia, con il presidente S.O.S.

Il 18 maggio Nur Hassan Hussein, ambasciatore somalo in Italia è intervenuto presso Palazzo Moroni

E’ stata una serata solenne interamente dedicata alla Somalia, ai ricordi del suo passato “italiano”.
All’analisi delle sue lotte fratricide che si protraggono senza tregua da vent’anni, alle speranze (ahimé senza ricette sicure!) per un futuro di stabilità politica, economica e di pacifica coesistenza sociale.
E’ stata per me una grande emozione vedere riunito quasi al completo quel poco che negli ultimi anni è rimasto della comunità somala di Padova: un evento che già di per sé ha dello straordinario. Nemmeno ai matrimoni, ai funerali e alle celebrazioni del 1° luglio (la Festa dell’Indipendenza somala) ho visto così tante etnie trovarsi assieme, con l’intento di ragionare su un destino comune. Numerose le domande, espresse in somalo e poi tradotte in italiano per il pubblico indigeno, che i convenuti hanno rivolto all’ambasciatore somalo a Roma, domande che tradivano l’amore per la propria terra lontana e martoriata, unitamente all’incertezza nei confronti di una rapida risoluzione dei conflitti.
Chissà se per accendere la fiaccola della speranza saranno servite le parole di incoraggiamento di Mohamed Abati Omar, Presidente dell’Associazione della Comunità Somala di Padova (comunità nella quale tuttavia molti somali non si riconoscono) e dell’ambasciatore somalo (“voi somali della diaspora avete una grande responsabilità nella ricostruzione dell’unità in Patria”) e i tanti esempi di drammi a lieto fine presentati al pubblico.
Accanto alla denuncia sulla situazione sanitaria in Somalia presentata da Ibrahim Hagi Abdulkadir, oggi medico ospedaliero a Brescia dopo anni di attività a Padova (mercato nero dei medicinali, accessibili solo a chi può pagarli, prodotti scaduti o conservati male per cui non solo inefficaci matossici), ecco emergere la storia della piccola Samira, accompagnata in sala dalla dottoressa Zamberlan e dalla terapista Cusenza dell’Ospedale Civile di Padova, vittima assieme al fratellino Nasrudin e ad altri coetanei di un attentato terroristico sullo scuolabus nel quale viaggiavano.
Grazie all’interessamento della S.O.S., Samira e Nasrudin hanno potuto raggiungere l’Italia e beneficiare di cure adeguate: la bambina sta recuperando notevolmente l’uso del braccio lesionato, mentre per il fratellino, cui è stata necessaria l’amputazione di un braccio, sarà presto disponibile una protesi. Commozione anche per i venti ragazzi profughi ospiti a Padova nei locali dell’Associazione Razzismo Stop, che hanno raccontato le peripezie di un viaggio travagliato (dalla Somalia, attraverso l’Etiopia, il deserto del Sahara, la Libia, per approdare finalmente con i barconi della speranza a Lampedusa); una vera e propria odissea nella quale hanno visto morire di stenti e torture molti connazionali. Mentre scrivo la gran parte di questi giovani ha trovato sistemazione in altre città italiane grazie ai programmi governativi riservati ai profughi. A Padova, sempre ospiti di Razzismo Stop, ne sono rimasti otto. Simbolo di una disintegrazione di cui anche l’Italia è complice, se non altro per non essersi assunta le proprie responsabilità storiche, politiche e umanitarie. L’Italia si è dimenticata della Somalia. Nessuna voce istituzionale a prendersi a cuore la tragedia dei somali. I pochi aiuti, guarda caso, provengono prevalentemente da singoli cittadini e da associazioni Onlus. Solo poche gocce di salvezza, in questo mare di indifferenza e disconoscimento.

Cadigia Hassan, giornalista italo-somala

E’ stata una serata solenne interamente dedicata alla
Somalia, ai ricordi del suo passato “italiano”.
All’analisi delle sue lotte fratricide che si protraggono
senza tregua da vent’anni, alle speranze (ahimé senza
ricette sicure!) per un futuro di stabilità politica,
economica e di pacifica coesistenza sociale.
E’ stata per me una grande emozione vedere riunito
quasi al completo quel poco che negli ultimi anni è
rimasto della comunità somala di Padova: un evento
che già di per sé ha dello straordinario. Nemmeno ai
matrimoni, ai funerali e alle celebrazioni del 1° luglio
(la Festa dell’Indipendenza somala) ho visto così tante
etnie trovarsi assieme, con l’intento di ragionare su
un destino comune. Numerose le domande, espresse
in somalo e poi tradotte in italiano per il pubblico
indigeno, che i convenuti hanno rivolto all’ambasciatore
somalo a Roma, domande che tradivano l’amore per
la propria terra lontana e martoriata, unitamente
all’incertezza nei confronti di una rapida risoluzione
dei conflitti. Chissà se per accendere la fiaccola della
speranza saranno servite le parole di incoraggiamento
di Mohamed Abati Omar, Presidente dell’Associazione
della Comunità Somala di Padova (comunità nella
quale tuttavia molti somali non si riconoscono) e
dell’ambasciatore somalo (“voi somali della diaspora
avete una grande responsabilità nella ricostruzione
dell’unità in Patria”) e i tanti esempi di drammi a lieto
fine presentati al pubblico. Accanto alla denuncia sulla
situazione sanitaria in Somalia presentata da Ibrahim
Hagi Abdulkadir, oggi medico ospedaliero a Brescia
dopo anni di attività a Padova (mercato nero dei
medicinali, accessibili solo a chi può pagarli, prodotti
scaduti o conservati male per cui non solo inefficaci ma

E’ stata una serata solenne interamente dedicata alla

Somalia, ai ricordi del suo passato “italiano”.

All’analisi delle sue lotte fratricide che si protraggono

senza tregua da vent’anni, alle speranze (ahimé senza

ricette sicure!) per un futuro di stabilità politica,

economica e di pacifica coesistenza sociale.

E’ stata per me una grande emozione vedere riunito

quasi al completo quel poco che negli ultimi anni è

rimasto della comunità somala di Padova: un evento

che già di per sé ha dello straordinario. Nemmeno ai

matrimoni, ai funerali e alle celebrazioni del 1° luglio

(la Festa dell’Indipendenza somala) ho visto così tante

etnie trovarsi assieme, con l’intento di ragionare su

un destino comune. Numerose le domande, espresse

in somalo e poi tradotte in italiano per il pubblico

indigeno, che i convenuti hanno rivolto all’ambasciatore

somalo a Roma, domande che tradivano l’amore per

la propria terra lontana e martoriata, unitamente

all’incertezza nei confronti di una rapida risoluzione

dei conflitti. Chissà se per accendere la fiaccola della

speranza saranno servite le parole di incoraggiamento

di Mohamed Abati Omar, Presidente dell’Associazione

della Comunità Somala di Padova (comunità nella

quale tuttavia molti somali non si riconoscono) e

dell’ambasciatore somalo (“voi somali della diaspora

avete una grande responsabilità nella ricostruzione

dell’unità in Patria”) e i tanti esempi di drammi a lieto

fine presentati al pubblico. Accanto alla denuncia sulla

situazione sanitaria in Somalia presentata da Ibrahim

Hagi Abdulkadir, oggi medico ospedaliero a Brescia

dopo anni di attività a Padova (mercato nero dei

medicinali, accessibili solo a chi può pagarli, prodotti

scaduti o conservati male per cui non solo inefficaci maE’ stata una serata solenne interamente dedicata alla Somalia, ai ricordi del suo passato “italiano”. All’analisi delle sue lotte fratricide che si protraggono senza tregua da vent’anni, alle speranze (ahimé senza ricette sicure!) per un futuro di stabilità politica, economica e di pacifica coesistenza sociale. E’ stata per me una grande emozione vedere riunito quasi al completo quel poco che negli ultimi anni è rimasto della comunità somala di Padova: un evento che già di per sé ha dello straordinario. Nemmeno ai matrimoni, ai funerali e alle celebrazioni del 1° luglio (la Festa dell’Indipendenza somala) ho visto così tante etnie trovarsi assieme, con l’intento di ragionare su un destino comune. Numerose le domande, espresse in somalo e poi tradotte in italiano per il pubblico indigeno, che i convenuti hanno rivolto all’ambasciatore somalo a Roma, domande che tradivano l’amore per la propria terra lontana e martoriata, unitamente all’incertezza nei confronti di una rapida risoluzione dei conflitti. Chissà se per accendere la fiaccola della speranza saranno servite le parole di incoraggiamento di Mohamed Abati Omar, Presidente dell’Associazione della Comunità Somala di Padova (comunità nella quale tuttavia molti somali non si riconoscono) e dell’ambasciatore somalo (“voi somali della diaspora avete una grande responsabilità nella ricostruzione dell’unità in Patria”) e i tanti esempi di drammi a lieto fine presentati al pubblico. Accanto alla denuncia sulla situazione sanitaria in Somalia presentata da Ibrahim Hagi Abdulkadir, oggi medico ospedaliero a Brescia dopo anni di attività a Padova (mercato nero dei medicinali, accessibili solo a chi può pagarli, prodotti scaduti o conservati male per cui non solo inefficaci ma