Malaria 250 milioni la terza maggiore causa di morte al mondo
La malaria rappresenta, insieme a tubercolosi e AIDS, una delle malattie più diffuse nel pianeta: ogni anno si verificano circa 250 milioni di casi, più dell’80 % dei quali interessa il continente africano.
Nel 2006 si sono avuti 860.000 morti per malaria
nel mondo, il 90% circa dei quali in Africa; circa l’80%
di questi morti erano bambini. I primi cinque paesi nel
mondo, tra cui Tanzania e Repubblica Democratica
del Congo, che registrano il più alto numero di casi di
malaria appartengono tutti all’Africa subsahariana.
Le donne incinte ed i bambini sotto i cinque
anni di età sono due categorie particolarmente
a rischio; ogni anno circa 10.000 di queste donne
e 200.000 dei loro neonati muoiono di malaria.Nei
bambini la malnutrizione e la conseguente debolezza
del sistema immunitario favorisce l’infezione malarica
e la morte per malaria, molto più frequente che negli
adulti. Le guerre ed i conflitti regionali, nella misura
in cui provocano grandi spostamenti di popolazioni,
collassamento dei sistemi sanitari, mancato accesso
alle cure e spesso anche al cibo, ecc., contribuiscono
ad incrementare i casi di malattia e di morte per
malaria. L’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva
stabilito, tra l’altro, come obbiettivo da realizzarsi
entro il decennio 2000/2010 il dimezzamento dei
malati di malaria.
Non sono disponibili al momento dati ufficiali, ma è
probabile che tale obiettivo sia ben lontano dall’essere
raggiunto. Alcuni miglioramenti tuttavia sono stati
realizzati: nel periodo 2004-2009 i finanziamenti per la
lotta alla malaria sono aumentati di dieci volte in Africa (fino a raggiungere 1,8 miliardi di dollari nel 2009); è
aumentata di 5 volte a livello globale la produzione di
zanzariere trattate con insetticida (fino a 150 milioni
di pezzi prodotti nel 2009), che costituiscono uno
dei principali mezzi di prevenzione a basso costo; è
aumentata di ben 30 volte la fornitura globale di
farmaci antimalarici, con 160 milioni di dosi distribuite
nello scorso anno.
Una diagnosi precisa e precoce è una delle
chiavi per gestire in modo efficace la malattia. I test
diagnostici rapidi che utilizzano striscioline reattive su
una goccia di sangue, permettono oggi di stabilire in
modo abbastanza affidabile ed accessibile la presenza
o meno del plasmodio nel sangue. Anche per la terapia,
che deve essere iniziata entro le 24 ore dalla comparsa
dei sintomi, esiste oggi un nuovo gruppo di farmaci
antimalarici molto efficaci, anche nei casi più gravi,
che sono diversi composti combinati dell’artemisina
(ATC).
Tuttavia nei paesi dove la malaria è endemica, ed in
particolare nei paesi dell’Africa sub-sahariana, molto
spesso il mercato dei farmaci non è regolamentato, per
cui si trovano farmaci di qualità molto variabile. Per
tale motivo l’OMS ha diffuso delle indicazioni di buona
pratica per l’acquisto di farmaci antimalarici a base di
artemisina; si tratta in pratica di una lista di 16 punti da
seguire nella scelta e nell’acquisto di farmaci sicuri ed
efficaci, che rispondano alle norme internazionali.
L’utilizzo tempestivo e mirato di farmaci di buona
qualità ed adeguati rispetto alle varie forme di malaria
è fondamentale, oltre che per ridurre il numero di
malati e quindi la trasmissione dell’infezione tramite
la zanzara anofele, anche per evitare il fenomeno della
resistenza (fenomeno che si è verificato, per esempio,
per la clorochina).
L’accessibilità dei servizi sanitari, sia dal punto
di vista della dislocazione territoriale che da quello
della gratuità delle prestazioni e dei farmaci, è
fondamentale nella lotta alla malaria. In questo senso
molto resta ancora da fare, anche se molti paesi
dell’Africa subsahariana, con l’aiuto dell’O.M.S. e delle
organizzazioni internazionali, stanno orientando i loro
sforzi per creare sul territorio una rete di servizi sanitari
che siano in grado di intervenire in modo efficace ecoordinato, secondo i protocolli internazionali, e di
monitorare l’evolversi della resistenza ai farmaci e
della sua diffusione.
Situazione della malaria a Wamba (RDC)
Relazione del dottor Josè Lolekoleko Olongo, direttore
sanitario di zona e responsabile governativo per le
malattie infettive. Oltre a dirigere due centri sanitari,
il dr. Lolekoleko svolge, da anni, un attento lavoro di
prevenzione e profilassi presso le comunità pigmee
della regione.
In media solo il 30% della popolazione utilizza i
centri moderni di cura, cioè i servizi sanitari e
gli ospedali, a causa della povertà e della lunga
distanza da percorrere per raggiungere tali
servizi; il 70% quindi si cura a domicilio, cioè
con i metodi tradizionali.
Si aggiunga la popolazione senza casa (pigmei e cercatori
d’oro), che rappresenta il 35% della popolazione totale
ed è più esposta alla malattia, in quanto vive nelle
capanne, coperte a metà, facile porta di entrata per le
zanzare.
Il gruppo più vulnerabile sono i bambini da 0 a 5 anni
e le donne incinte. La malaria è la prima causa di
malattia e la prima causa di morte a Wamba.Oltre ai fattori già citati, più del 30% dei bambini da
60 giorni a 5 anni soffre di malnutrizione, malattia che
riduce le difese immunitarie: alla minima puntura di
zanzara si sviluppa la malaria senza alcuna resistenza.
Le condizioni igieniche precarie (le latrine a cielo
aperto, le case in mezzo alle piantagioni di banane...), la
credenze tradizionali nel modo di affrontare la malattia
e la morte sono altrettanti fattori peggiorativi per la
malaria.
È difficile che entro le 48 ore ogni persona colpita dalla
febbre si faccia visitare; spesso si presentano quando
sono già in pericolo di vita.
Il trattamento della malaria semplice si fa a base di
combinazioni di artesunato/amodiachina e quello della
malaria grave a base di chinino ed altri trattamenti
adiuvanti.
Il trattamento preventivo intermittente per le donne
in gravidanza si fa a base di sulfadoxina-pyrimethanina, durante la visita prenatale; la visita prescolare viene
fatta ai bambini da 0 a 5 anni: campagna di massa che ha
luogo una volta all’anno nella Repubblica Democratica
del Congo.
L’informazione, l’educazione e la comunicazione
sono ancora insufficienti. L’isolamento di Wamba
contribuisce all’impoverimento della popolazione e la
mette in condizioni di non poter accedere ai servizi di
cura moderni.
A cura di Patrizia

