Il Microcredito - breve storia ed alcuni esempi di buona applicazione
Negli ultimi cinque anni si è diffuso anche in Italia il termine e il concetto di “Microcredito”.
Due eventi hanno fatto sì che l’attenzione dell’opinione pubblica si sviluppasse nei confronti di questo modello d’intervento: il primo vede protagonista le Nazioni Unite con la proclamazione del 2005 quale “Anno Internazionale del Microcredito”; il secondo è la consegna, nel 2006, del Premio Nobel per la Pace all’economista bengalese Muhammed Yunus, il maggiore promotore del microcredito.
Nel 1976 Yunus ha fondato la Graamen Bank (graamen = rurale), con lo scopo di creare una struttura di accesso al credito per la popolazione poverissima e senza credenziali per essere ammessa alle strutture delle banche convenzionali. Con la Graamen Bank, Yunus ha significativamente modificato l’orientamento dei programmi di sviluppo: l’approccio si è evoluto dall’assistenzialismo e aiuto all’approccio partecipativo di micro interventi per lo sviluppo endogeno.
Il prestito di norma viene affidato ad un gruppo di cinque persone che restituirà settimanalmente il debito, in quanto, come spiega Yunus nel suo libro “Il banchiere dei poveri”, “si sente meno il peso (del debito, ndr) e anche perché se passa tropo tempo il debitore prova dispiacere a staccarsi dal denaro”. Il segreto consiste in progetti di breve periodo. Essendo la parte più debole della società, il 94% dei clienti delle Graamen Banche, sono donne.
Nel suo libro,Yunus spiega tutti i suoi concetti più incisivi del Microcredito.
Alcune tra le parole più importanti del libro possono aiutare a far comprendere l’utilità di intervento basato sul microcredito: “Il microcredito permette ai poveri di accedere a una opportunità che di solito è riservato ai ricchi. Accade così che quegli aspetti della società che sembrano rigidi, fissi cominciano a diventare più fluidi, e attraverso lo sviluppo economico, le persone si affranchino da tutto un insieme di ingiunzioni e regole”.
Tutto questo è possibile grazie alle peculiarità stesse del concetto. Il termine “Micro”, infatti, fa riferimento alla prossimità dei programmi ai beneficiari. Viene sottolineata la pluralità delle caratteristiche delle persone e la diversità dei loro bisogni. Inoltre sono loro stessi a decidere la pianificazione, le modalità e i termini di intervento.
Il termine “Credito” associato al “Micro” assume quindi una vera valenza umana. Questo perché la correttezza e la trasparenza del procedimento di rimborso dei crediti non sono affidati a organismi bancari tradizionali, estranei al processo del gruppo di microcredito.
L’impatto di questa iniziativa nei villaggi è forte: sta risolvendo i problemi di povertà estrema, di discriminazione, di oppressione e di marginalizzazione delle donne: si cura di più l’igiene personale e familiare, le donne si sottopongono a più frequenti visite pre e post-parto, fanno vaccinare i figli, assicurano l’istruzione dei bambini e contribuiscono alle spese alimentari della famiglia.
In alcuni paesi dell’Africa sono stati aperti nei villaggi degli sportelli di microcredito. Si sta cercando di aumentarne il numero poiché le donne possano mensilmente versare anche i loro interessi su un “libretto di risparmio”.
Nel movimento mondiale del microcredito oggi ci lavorano circa 12.500 persone e fornendo assistenza a oltre due milioni di clienti. L’organizzazione non è in perdita: la quasi totalità dei prestiti viene restituita. La banca, inoltre, raccoglie depositi, fornisce altri servizi, e gestisce varie attività finalizzate allo sviluppo, tra cui società commerciali, telefoniche e nel settore dell’energia.
All'annuale incontro internazionale sul microcredito, svoltosi a Nairobi in aprile, hanno partecipato oltre 1200 delegati di governi, istituti per l’investimento e la donazione provenienti da 75 paesi dall’Africa e del Medio Oriente.
L’Italia e il Microcredito
La crisi finanziaria “ha fatto sciogliere le grandi banche come neve al sole”, sottolinea Yunus, “mentre gli istituti fondati sul microcredito hanno retto come rocce e non hanno riportato conseguenze degne di nota”. Questi fatti “dovrebbero servire di insegnamento al mondo, perché si convinca che il microcredito è un sistema funzionale e sicuro. In molti, tra quelli che si sono visti licenziare a causa della crisi sono venuti da noi a chiedere aiuto. Certo, il microcredito non ha come scopo quello di far accumulare grandi fortune, ma in compenso aiuta chi ci sta accanto a guadagnarsi da vivere con dignità, e contribuisce a creare una società meno disumanizzante”.
Banca Etica, uno dei soggetti tra i più importanti nell’erogazione di microcrediti in Italia, ha pubblicato un commento sulla recente legge che modifica il Testo Unico Bancario e disciplina il microcredito.
L’istituto bancario sottolinea come non ci siano forme di sostegno e incentivi per il microcredito, anche se è riconosciuto dall’Unione Europea quale strumento indispensabile per la lotta alla povertà e per l’inclusione sociale. Esistono 2 tipi di microcredito: quello finalizzato alla occupazione e allo start – up di piccole imprese individuali, e quello socio – assistenziale per far fronte alle difficoltà economiche delle fasce sociali deboli. L’Italia è il paese che in Europa ha tra i più alti tassi di esclusione finanziaria: anche tra i lavoratori dipendenti il 10% non ha un conto bancario. La legge ha almeno riconosciuto l’importanza dei “servizi ausiliari di assistenza”. E’ indispensabile, quindi, l’ascolto delle persone in difficoltà per aiutarle ad uscire dalla crisi ed entrare in una condizione economica sostenibile e dignitosa e accompagnandole alla nascita di nuove attività economiche.
La Banca Popolare Etica concede molti microcrediti nei Paesi del Sud del Mondo alle ONG locali, convinta che è il modo migliore per fare Cooperazione.
Vi presentiamo di seguito alcune forme di microcredito. La S.O.S. ha sperimentato alcune forme di microcredito più volte e vuole intensificare questa forma di attività con i nostri partner in Tanzania e Congo, riconoscendo che è la più giusta per i nostri amici in Africa e in America latina.

