Il mio primo contatto con i Pigmei
E’ avvenuto nell’anno 2000: padre Enrico Casali,
missionario della Consolata, lavorava da anni nella
missione di Wamba nella R.D.C. e si occupava della
scolarizzazione dei bambini pigmei, stimolando nel
contempo i genitori a lavorare la terra, attività non
comune nella loro cultura.Da sempre questo popolo ha subito sfruttamento ed
emarginazione; la loro autostima è bassissima proprio
per essere stati considerati dalle altre tribù come degli
animali.
Approfittando del rispetto che il pigmeo nutre per le
alleanze tradizionali, i Bantu hanno sempre sfruttato
il loro lavoro in cambio di un po’ di sale, o di qualche
bottiglia di vino di palma, o di un pezzo di tessuto.
Anche padre Franco Laudani, missionario comboniano,
si è dedicato ai Pigmei con grande impegno: per quasi
20 anni li ha sostenuti, divulgando con marce o altre
iniziative il loro diritto di essere riconosciuti come
persone e abitanti legittimi del paese.
Tutti questi anni di intenso lavoro da parte dei
missionari hanno prodotto dei risultati; ora i Pigmei
sono molto più attivi e le relazioni con i Bantu stanno
piano piano cambiando, ma la strada da percorrere è
ancora lunga e pericoli concreti incombono su di loro,
minacciandone la stessa sopravvivenza.
Nella Repubblica Democratica del Congo, ad esempio,
alcune multinazionali hanno già identificato una
buona parte della foresta dove abitano e cacciano i
Bambuti, il più celebre dei tre gruppi dal punto di vista
etnografico, come luogo idoneo all’estrazione dell’oro.
Questo significherà un maggior afflusso di persone
e, di conseguenza, per i Pigmei minore possibilità di
accedere alle loro terre e di dedicarsi alle loro attività
tradizionali che sono la caccia e la raccolta dei frutti
spontanei.
Proprio per questi motivi i missionari ritengono
importante occuparsi con particolare attenzione
dei Pigmei della loro parrocchia, cercando di aiutare
questo popolo a riappropriarsi della loro storia, della
loro cultura, della loro dignità.
Ogni anno ormai visito qualche accampamento pigmeo
con mons. Justin Asobee, attuale vicario generale di
Wamba, che sta continuando il prezioso lavoro di
padre Franco Laudani, o con il dr. José Lolekoleko che
con tanto amore li cura, li vaccina, ma soprattutto li
ascolta. Quando arriviamo nei loro villaggi, in cambio
della festosa accoglienza, offriamo loro riso, fagioli,
pesce, sale, ecc. Essi esprimono il loro ringraziamento
con le danze tradizionali che nelle notti di luna piena
vengono da loro ritenute un elisir di lunga vita; tutta la
comunità vi partecipa.
E’ stato bello visitare i loro territori, apprezzare le loro
tante qualità e scoprire le loro usanze ancestrali.
Sonia Bonin
(presidente di S.O.S. onlus)

