Lunedì 21 maggio 2012
OBIETTIVO PIGMEI/2

La popolazione dei Pigmei della zona sanitaria di Wamba

Il dr. Josè Lolekoleko Olongo visita un paziente pigmeo

La relazione di un medico congolese impegnato nell’assistenza sanitaria ai Pigmei nell’Haut Uelè

I Pigmei e la popolazione autoctona non hanno una buona copertura sanitaria a causa della povertà e dei loro comportamenti sanitari a rischio (per mancanza di mezzi vivono all’aperto senza la protezione di zanzariere, utilizzano acqua inquinata, partoriscono a domicilio, usano una sola lametta fra più persone anche se ammalate di HIV, credono nella stregoneria, hanno una scarsa informazione sanitaria, ecc.); inoltre, vivendo con le popolazioni Bantu, sono soggetti ai contagi. La zona sanitaria di Wamba offre loro gratuitamente visite mediche, vaccinazioni, cure per la lebbra e la tubercolosi, cure antiparassitarie, integrazione di vitamina A e gestione globale di casi durante la campagna di individuazione attiva di malattie. Per una presa in carico globale in tutte le strutture sanitarie mancano gli aiuti.
La Pastorale dei Pigmei e i capi li hanno raggruppati in accampamenti (circa 160) nella zona sanitaria di Wamba; si cerca anche di diffondere la scolarizzazione. Questi raggruppamenti permettono all’équipe sanitaria di raggiungerli, ma lo si può fare solamente con una moto o in bicicletta o a piedi e spesso, essendo nel cuore della foresta, per contattarli bisogna utilizzare i piccoli accampamenti gestiti dalle comunità locali.
Nella zona di Wamba molti interventi a favore della sanità pubblica hanno avuto inizio, ma non per i Pigmei e per le popolazioni autoctone che si contaminano con le malattie.

I problemi prioritari

a) Determinazione di alcuni indicatori di Salute Pubblica. Da quanto sopra si può dedurre che non è ben quantificabile la prevalenza di malattie presenti, oltre alla lebbra, presso i Pigmei. Bisogna anche quantificare il tasso di mortalità (generale, per maternità, infantile, per parti a domicilio) e fare ricerche sui gruppi sanguigni e sul fattore RH.

b) Censimento medico e presa in gestione globale delle malattie.

c) Sensibilizzazione.
Per proteggere il popolo dei Pigmei e gli autoctoni che vivono con loro, bisogna fare una stima delle malattie e una buona prevenzione.

La lebbra presso i Pigmei della zona di sanità rurale di Wamba.

Nella impenetrabile foresta equatoriale, nella Provincia Orientale della Repubblica Democratica del Congo, vivono più di 31.000 Pigmei: nomadi, cacciatori, ricchi di tradizioni millenarie e rituali mistici. Attualmente si raggruppano intorno ai villaggi dei Bantù e qui vivono nelle loro capanne per qualche mese, per poi tornare nella foresta per la caccia, la raccolta di frutta o di piccoli animali, di miele o di funghi. Ora questo popolo è in via di estinzione e inoltre un nuovo nemico, invisibile all’inizio, lo attacca: è la lebbra. In confronto alla totalità della lebbra, i Pigmei sono in effetti una piccola entità, ma una cosa è certa: hanno bisogno di aiuto e urgentemente.
Per fare questo ci sono degli ostacoli da superare: l’inaccessibilità della regione, le strade inesistenti e…il loro modo di vivere che non facilita la cura della lebbra e delle altre malattie che li minacciano. C’è ancora una speranza per il più vecchio popolo d’Africa? Il 95% dei malati della zona di sanità di Wamba sono Pigmei.
I dati epidemiologici della zona sono preoccupanti con un tasso in prevalenza molto elevato. Il tasso di guarigione è basso (60%), a causa soprattutto di una diagnosi scarsa e tardiva.
I Pigmei, un popolo nomade dalla notte dei tempi, pongono dei problemi per la loro cura alle équipe mediche sul piano della loro gestione, sia per una cura continuativa, sia perché la cura non è globale e gratuita per loro, che sono un popolo senza economia e non possono risparmiare per le spese della moderna sanità. Anche il tasso di individuazione delle malattie, è molto basso.
Se ciò non bastasse, i malati non sono raggiungibili per le cure necessarie che ogni 6 mesi: durante la stagione secca (da novembre ad aprile), essi partono per la caccia, lontano nella foresta e in questo periodo non sono raggiungibili. La conoscenza delle piante gli permette di sopravvivere, ma la loro durata di vita è inferiore ai 42 anni.
La loro salute è in pericolo! Infatti solo il 25% dei bambini da 0 a 5 anni sopravvivono per mancanza di cure adatte alla loro crescita. I Pigmei non sono uccisi dai predatori della foresta, ma da malattie come la peste, le diarree, malattie oculistiche,malattie cutanee, malaria, tubercolosi, infezioni respiratorie, anemie, meningiti, setticemie, infezioni sessuali, ulcere di Bururi, ernie, cancro, otiti, congiuntiviti, cecità, HIV...
La gestione globale e gratuita delle malattie può eliminare la lebbra, perché, pur essendo all’inizio asintomatica , può essere individuata quando i Pigmei si presentano nelle strutture sanitarie se affetti da altre dermatosi.

La solidarietà presso i Pigmei

La cultura dei Pigmei influenza anche gli interventi medici. I Pigmei sono straordinariamente solidali: per esempio, se in famiglia arriva della stoffa, ogni membro ne avrà un piccolo pezzo, se uno di loro si ammala ed è ricoverato in ospedale, tutti lo accompagnano. Ma questa solidarietà si rivela anche un ostacolo alla guarigione, perché i Pigmei si dividono anche le medicine che ricevono.

Ne risulta che non ha alcun senso iniziare una cura se non è possibile un costante controllo. Le strade per una soluzione: la sensibilizzazione e l’insegnamento ai Pigmei e a quanti li seguono, poterli curare gratuitamente a casa loro, formare gli addetti alla sanità locale e degli infermieri pigmei alla scuola tecnica medica di Wamba.

Il medico capo della Zona di sanità di Wamba
Dr. Josè Lolekoleko Olongo

sanità pubblica hanno avuto inizio, ma non per i Pigmei
e per le popolazioni autoctone che si contaminano
con le malattie.
I problemi prioritari
a) Determinazione di alcuni indicatori di Salute
Pubblica. Da quanto sopra si può dedurre che non è
ben quantificabile la prevalenza di malattie presenti,
oltre alla lebbra, presso i Pigmei.
Bisogna anche quantificare il tasso di mortalità
(generale, per maternità, infantile, per parti a domicilio)
e fare ricerche sui gruppi sanguigni e sul fattore RH.
b) Censimento medico e presa in gestione globale
delle malattie.
c) Sensibilizzazione.
Per proteggere il popolo dei Pigmei e gli autoctoni che
vivono con loro, bisogna fare una stima delle malattie
e una buona prevenzione.
La lebbra presso i Pigmei della zona di
sanità rurale di Wamba
Nella impenetrabile foresta equatoriale, nella Provincia
Orientale della Repubblica Democratica del Congo,
vivono più di 31.000 Pigmei: nomadi, cacciatori, ricchi
di tradizioni millenarie e rituali mistici.
Attualmente si raggruppano intorno ai villaggi dei Bantù
e qui vivono nelle loro capanne per qualche mese, per
poi tornare nella foresta per la caccia, la raccolta di
frutta o di piccoli animali, di miele o di funghi.
Ora questo popolo è in via di estinzione e inoltre un
nuovo nemico, invisibile all’inizio, lo attacca: è la lebbra.
In confronto alla totalità della lebbra, i Pigmei sono in
effetti una piccola entità, ma una cosa è certa: hanno
bisogno di aiuto e urgentemente.
Per fare questo ci sono degli ostacoli da superare:
l’inaccessibilità della regione, le strade inesistenti e…il
loro modo di vivere che non facilita la cura della lebbra
e delle altre malattie che li minacciano.
C’è ancora una speranza per il più vecchio popolo
d’Africa?
Il 95% dei malati della zona di sanità di Wamba
sono Pigmei. I dati epidemiologici della zona sono
preoccupanti con un tasso in prevalenza molto elevato.
Il tasso di guarigione è basso (60%), a causa soprattutto
di una diagnosi scarsa e tardiva.
I Pigmei, un popolo nomade dalla notte dei tempi,
pongono dei problemi per la loro cura alle équipe
mediche sul piano della loro gestione, sia per una cura
continuativa, sia perché la cura non è globale e gratuita
per loro, che sono un popolo senza economia e non
possono risparmiare per le spese della moderna sanità.
Anche il tasso di individuazione delle malattie, è
molto basso. Se ciò non bastasse, i malati non sono
raggiungibili per le cure necessarie che ogni 6 mesi:
durante la stagione secca (da novembre ad aprile), essi
partono per la caccia, lontano nella foresta e in questo
periodo non sono raggiungibili.
La conoscenza delle piante gli permette di sopravvivere,
ma la loro durata di vita è inferiore ai 42 anni.