La popolazione dei Pigmei della zona sanitaria di Wamba
La relazione di un medico congolese
impegnato nell’assistenza sanitaria ai
Pigmei nell’Haut Uelè
I Pigmei e la popolazione autoctona non hanno una
buona copertura sanitaria a causa della povertà e dei
loro comportamenti sanitari a rischio (per mancanza
di mezzi vivono all’aperto senza la protezione di
zanzariere, utilizzano acqua inquinata, partoriscono
a domicilio, usano una sola lametta fra più persone
anche se ammalate di HIV, credono nella stregoneria,
hanno una scarsa informazione sanitaria, ecc.); inoltre,
vivendo con le popolazioni Bantu, sono soggetti ai
contagi.
La zona sanitaria di Wamba offre loro gratuitamente
visite mediche, vaccinazioni, cure per la lebbra e
la tubercolosi, cure antiparassitarie, integrazione
di vitamina A e gestione globale di casi durante la
campagna di individuazione attiva di malattie. Per una
presa in carico globale in tutte le strutture sanitarie
mancano gli aiuti.
La Pastorale dei Pigmei e i capi li hanno raggruppati
in accampamenti (circa 160) nella zona sanitaria di
Wamba; si cerca anche di diffondere la scolarizzazione.
Questi raggruppamenti permettono all’équipe sanitaria
di raggiungerli, ma lo si può fare solamente con una
moto o in bicicletta o a piedi e spesso, essendo nel
cuore della foresta, per contattarli bisogna utilizzare i
piccoli accampamenti gestiti dalle comunità locali.
Nella zona di Wamba molti interventi a favore della sanità pubblica hanno avuto inizio, ma non per i Pigmei
e per le popolazioni autoctone che si contaminano
con le malattie.
I problemi prioritari
a) Determinazione di alcuni indicatori di Salute
Pubblica. Da quanto sopra si può dedurre che non è
ben quantificabile la prevalenza di malattie presenti,
oltre alla lebbra, presso i Pigmei.
Bisogna anche quantificare il tasso di mortalità
(generale, per maternità, infantile, per parti a domicilio)
e fare ricerche sui gruppi sanguigni e sul fattore RH.
b) Censimento medico e presa in gestione globale
delle malattie.
c) Sensibilizzazione.
Per proteggere il popolo dei Pigmei e gli autoctoni che
vivono con loro, bisogna fare una stima delle malattie
e una buona prevenzione.
La lebbra presso i Pigmei della zona di
sanità rurale di Wamba.
Nella impenetrabile foresta equatoriale, nella Provincia
Orientale della Repubblica Democratica del Congo,
vivono più di 31.000 Pigmei: nomadi, cacciatori, ricchi
di tradizioni millenarie e rituali mistici.
Attualmente si raggruppano intorno ai villaggi dei Bantù
e qui vivono nelle loro capanne per qualche mese, per
poi tornare nella foresta per la caccia, la raccolta di
frutta o di piccoli animali, di miele o di funghi.
Ora questo popolo è in via di estinzione e inoltre un
nuovo nemico, invisibile all’inizio, lo attacca: è la lebbra.
In confronto alla totalità della lebbra, i Pigmei sono in
effetti una piccola entità, ma una cosa è certa: hanno
bisogno di aiuto e urgentemente.
Per fare questo ci sono degli ostacoli da superare:
l’inaccessibilità della regione, le strade inesistenti e…il
loro modo di vivere che non facilita la cura della lebbra
e delle altre malattie che li minacciano.
C’è ancora una speranza per il più vecchio popolo
d’Africa?
Il 95% dei malati della zona di sanità di Wamba
sono Pigmei.
I dati epidemiologici della zona sono
preoccupanti con un tasso in prevalenza molto elevato.
Il tasso di guarigione è basso (60%), a causa soprattutto
di una diagnosi scarsa e tardiva.
I Pigmei, un popolo nomade dalla notte dei tempi,
pongono dei problemi per la loro cura alle équipe
mediche sul piano della loro gestione, sia per una cura
continuativa, sia perché la cura non è globale e gratuita
per loro, che sono un popolo senza economia e non
possono risparmiare per le spese della moderna sanità.
Anche il tasso di individuazione delle malattie, è
molto basso.
Se ciò non bastasse, i malati non sono
raggiungibili per le cure necessarie che ogni 6 mesi:
durante la stagione secca (da novembre ad aprile), essi
partono per la caccia, lontano nella foresta e in questo
periodo non sono raggiungibili. La conoscenza delle piante gli permette di sopravvivere,
ma la loro durata di vita è inferiore ai 42 anni.
La loro salute è in pericolo! Infatti solo il 25% dei
bambini da 0 a 5 anni sopravvivono per mancanza di
cure adatte alla loro crescita.
I Pigmei non sono uccisi dai predatori della foresta,
ma da malattie come la peste, le diarree, malattie
oculistiche,malattie cutanee, malaria, tubercolosi,
infezioni respiratorie, anemie, meningiti, setticemie,
infezioni sessuali, ulcere di Bururi, ernie, cancro, otiti,
congiuntiviti, cecità, HIV...
La gestione globale e gratuita delle malattie può
eliminare la lebbra, perché, pur essendo all’inizio
asintomatica , può essere individuata quando i Pigmei
si presentano nelle strutture sanitarie se affetti da
altre dermatosi.
La solidarietà presso i Pigmei
La cultura dei Pigmei influenza anche gli interventi
medici. I Pigmei sono straordinariamente solidali: per
esempio, se in famiglia arriva della stoffa, ogni membro
ne avrà un piccolo pezzo, se uno di loro si ammala ed
è ricoverato in ospedale, tutti lo accompagnano. Ma
questa solidarietà si rivela anche un ostacolo alla guarigione,
perché i Pigmei si dividono anche le medicine
che ricevono.
Ne risulta che non ha alcun senso iniziare una cura se
non è possibile un costante controllo.
Le strade per una soluzione: la sensibilizzazione e l’insegnamento
ai Pigmei e a quanti li seguono, poterli
curare gratuitamente a casa loro, formare gli addetti
alla sanità locale e degli infermieri pigmei alla scuola
tecnica medica di Wamba.
Il medico capo della Zona di sanità di Wamba
Dr. Josè Lolekoleko Olongo
e per le popolazioni autoctone che si contaminano
con le malattie.
I problemi prioritari
a) Determinazione di alcuni indicatori di Salute
Pubblica. Da quanto sopra si può dedurre che non è
ben quantificabile la prevalenza di malattie presenti,
oltre alla lebbra, presso i Pigmei.
Bisogna anche quantificare il tasso di mortalità
(generale, per maternità, infantile, per parti a domicilio)
e fare ricerche sui gruppi sanguigni e sul fattore RH.
b) Censimento medico e presa in gestione globale
delle malattie.
c) Sensibilizzazione.
Per proteggere il popolo dei Pigmei e gli autoctoni che
vivono con loro, bisogna fare una stima delle malattie
e una buona prevenzione.
La lebbra presso i Pigmei della zona di
sanità rurale di Wamba
Nella impenetrabile foresta equatoriale, nella Provincia
Orientale della Repubblica Democratica del Congo,
vivono più di 31.000 Pigmei: nomadi, cacciatori, ricchi
di tradizioni millenarie e rituali mistici.
Attualmente si raggruppano intorno ai villaggi dei Bantù
e qui vivono nelle loro capanne per qualche mese, per
poi tornare nella foresta per la caccia, la raccolta di
frutta o di piccoli animali, di miele o di funghi.
Ora questo popolo è in via di estinzione e inoltre un
nuovo nemico, invisibile all’inizio, lo attacca: è la lebbra.
In confronto alla totalità della lebbra, i Pigmei sono in
effetti una piccola entità, ma una cosa è certa: hanno
bisogno di aiuto e urgentemente.
Per fare questo ci sono degli ostacoli da superare:
l’inaccessibilità della regione, le strade inesistenti e…il
loro modo di vivere che non facilita la cura della lebbra
e delle altre malattie che li minacciano.
C’è ancora una speranza per il più vecchio popolo
d’Africa?
Il 95% dei malati della zona di sanità di Wamba
sono Pigmei. I dati epidemiologici della zona sono
preoccupanti con un tasso in prevalenza molto elevato.
Il tasso di guarigione è basso (60%), a causa soprattutto
di una diagnosi scarsa e tardiva.
I Pigmei, un popolo nomade dalla notte dei tempi,
pongono dei problemi per la loro cura alle équipe
mediche sul piano della loro gestione, sia per una cura
continuativa, sia perché la cura non è globale e gratuita
per loro, che sono un popolo senza economia e non
possono risparmiare per le spese della moderna sanità.
Anche il tasso di individuazione delle malattie, è
molto basso. Se ciò non bastasse, i malati non sono
raggiungibili per le cure necessarie che ogni 6 mesi:
durante la stagione secca (da novembre ad aprile), essi
partono per la caccia, lontano nella foresta e in questo
periodo non sono raggiungibili.
La conoscenza delle piante gli permette di sopravvivere,
ma la loro durata di vita è inferiore ai 42 anni.

