Lunedì 21 maggio 2012
OBIETTIVO PIGMEI/1

Un popolo emarginato in via di estinzione

Bimbo pigmeo

Il nome Pigmeo deriva dalla parola greca “pygmâios” = alto un cubito, cioè piccolo; infatti gli uomini sono alti in media 140 cm. e le donne 130 cm.
Essi non sono di razza nera, come si crede comunemente, ma sono una razza a sé, dal colore della pelle marrone chiaro; comunque è da tener presente che la categoria antropologica di razza oggi non viene più accettata dalla scienza, eccettuati coloro che hanno ancora dei pregiudizi razzistici.
I Pigmei sono molto probabilmente la popolazione più antica che abbia abitato le foreste equatoriali e tropicali africane. Sui monumenti egiziani del secondo millennio a.C. compaiono notizie scritte nelle quali i Pigmei sono chiamati “Danzatori degli Dei” per la loro grande abilità nella danza.
I Pigmei hanno sempre ben accolto le popolazioni Bantu giunte nell’area tropico-equatoriale verso l’anno 1000 d.C., stabilendo con loro rapporti di scambio per baratto dei prodotti della caccia con i prodotti dell’agricoltura, praticata dai Bantu.

Con il passare del tempo questo rapporto su base di parità si deteriorò a svantaggio dei Pigmei, perché i Bantu, profittando della loro superiorità tecnologica (arte metallurgica ignota ai Pigmei, nonché la tecnica agricola, poco nota e per nulla praticata dai Pigmei), ridussero in servaggio e spesso in schiavitù i Pigmei.
Soltanto in questi ultimi decenni, grazie all’intervento di missionari e antropologi, i Pigmei cominciano a godere di nuovo, graduale riconoscimento dei loro diritti umani, pur tra gravi violazioni ancora attuali degli stessi.
La società pigmea è costituita e basata solo sulla famiglia, anzitutto la famiglia “nucleare” (padre, madre e prole), poi dalla famiglia “allargata” o parentado (nonni/e, zii/e, cugini/e), che ha un ruolo subalterno a quello della famiglia nucleare.
Nella cultura sociale dei Pigmei il valore supremo è la PERSONA-INDIVIDUO al cui servizio è posta la famiglia nucleare, così come al servizio di questa è posta la famiglia allargata o parentado. Nella famiglia pigmea vige la parità dei diritti tra uomo e donna pur nella diversità di funzioni ed attività.
L’uomo non ha diritto di decidere o comandare e neppure la donna, ma decisioni ed ordini sono presi previo accordo dei due; senza tale accordo ognuno agisce secondo il proprio parere, ma senza imporlo né imporsi alla controparte.

Sonia Carretta

Il nome Pigmeo deriva dalla parola greca “pygmâios” =
alto un cubito, cioè piccolo; infatti gli uomini sono alti
in media 140 cm. e le donne 130 cm.
Essi non sono di razza nera, come si crede
comunemente, ma sono una razza a sé, dal colore della
pelle marrone chiaro; comunque è da tener presente
che la categoria antropologica di razza oggi non viene
più accettata dalla scienza, eccettuati coloro che hanno
ancora dei pregiudizi razzistici.
I Pigmei sono molto probabilmente la popolazione
più antica che abbia abitato le foreste equatoriali e
tropicali africane.
Sui monumenti egiziani del secondo millennio a.C.
compaiono notizie scritte nelle quali i Pigmei sono
chiamati “Danzatori degli Dei” per la loro grande
abilità nella danza.
I Pigmei hanno sempre ben accolto le popolazioni
Bantu giunte nell’area tropico-equatoriale verso l’anno
1000 d.C., stabilendo con loro rapporti di scambio
per baratto dei prodotti della caccia con i prodotti
dell’agricoltura, praticata dai Bantu. Con il passare del
tempo questo rapporto su base di parità si deteriorò a
svantaggio dei Pigmei, perché i Bantu, profittando della
loro superiorità tecnologica (arte metallurgica ignota