Home > Notiziario > Orizzonti africani n. 1 giugno 2018

Carissimi,
come dicevo nel precedente editoriale, dell’Africa si sa e si parla poco; questo continente, al contrario, dovrebbe essere oggetto di grande attenzione e non solo per scopi umanitari, che per la verità sono poco perseguiti, ma soprattutto nell’interesse dell’Europa.

L’Africa, infatti, è oggi caratterizzata da una vera e propria esplosione demografica: nel 1950 la sua popolazione era di 250 milioni, oggi ammonta a 1300 milioni e le previsioni ci dicono che a metà del nostro secolo gli abitanti saranno circa 2 miliardi e mezzo! Questo al contrario delle altre parti del mondo che fanno riscontrare una stabilizzazione o addirittura, come in Europa, una diminuzione demografica.

Tale fenomeno, se nel frattempo non verranno risolti i gravi problemi che coinvolgono questo continente, farà sì che per decenni la pressione migratoria dell’Africa verso l’Europa sarà immensa. Il popolo africano sta mettendo in campo le sue forze, sta tentando un riscatto dopo secoli di sfruttamento, di violenze; è un popolo giovane (l’età media nel Niger è di 17 anni, mentre quella degli Italiani è di 46!)…., ma la strada da percorrere sarà lunga e difficile, se consideriamo che oggi in media la popolazione africana vive con 5 dollari, cioè 4 Euro, al giorno.

Alcuni esempi emblematici: innanzitutto i 54 paesi dell’Africa per progredire avrebbero bisogno di governi stabili e democratici, mentre prevalgono capi di stato che, impossessatisi del potere, lo gestiscono a proprio uso e consumo creando classi sociali privilegiate e contribuendo alle disuguaglianze sociali; tutti protesi ad arricchirsi personalmente, non sono impegnati nel miglioramento delle condizioni dei loro popoli.

Le migrazioni, poi, non sono rivolte solo verso l’esterno, ma anche all’interno del continente tra un paese e l’altro e nell’ambito dello stesso, in quanto gli abitanti in cerca di una vita migliore danno luogo al fenomeno dell’urbanizzazione, finendo spesso per vivere ai margini della società. Da secoli, inoltre, l’Africa è teatro di conflitti che provocano ogni anno milioni di morti (noi della S.O.S. ben conosciamo i fatti tragici che coinvolgono la Repubblica Democratica del Congo!): dopo quelli legati al colonialismo e alla decolonizzazione che li hanno visti contrapposti ai principali paesi europei, essi ora sono in diminuzione ed hanno cambiato volto; prevalgono quelli tra stati confinanti o quelli civili: i primi a causa del possesso delle risorse, i secondi per la contrapposizione fra le classi sociali o fra tribù nemiche.

A ciò si aggiunge il terrorismo che riguarda tutta l’Africa, seminando terrore e morte.
Agricoltura arretrata, mancanza di infrastrutture, problemi inerenti l’istruzione e la sanità ostacolano lo sviluppo delle popolazioni africane; anche la tecnologia è solo agli esordi e il 40% degli abitanti vive senza elettricità (l’unica forma di modernità è rappresentata dalla diffusione di radioline, ma soprattutto di telefonini, essenziali per mantenere i contatti con il mondo ed anche per operazioni pratiche, come il rapporto con le banche).

Negli ultimi 15 anni la crescita dell’economia africana (PIL) è stata superiore a quella mondiale, ma partendo da livelli molto più bassi; inoltre, essendo l’aumento della popolazione molto alto, non si verifica un miglioramento delle condizioni di vita.

Davanti a questo quadro sconfortante dobbiamo metterci una mano sulla coscienza e porci una domanda a cui rispondere con sincerità, con onestà: perché l’Africa si trova in questa drammatica situazione? Chi per secoli ha depredato le popolazioni africane delle loro ricchezze? Chi sta tuttora approfittando della debolezza di questi paesi per attuare forme di neocolonialismo? E l’Europa cosa sta facendo?

Lasciamo questi interrogativi come stimolo alla riflessione e, possibilmente, all’azione!

Carla Felisatti