Home > Notiziario > Orizzonti africani n. 2 dicembre 2016

Carissimi,
tutti voi avrete avuto occasione di sentire, e forse anche di pronunciare, l’espressione “Aiutiamoli a casa loro”: parole a prima vista dettate dal desiderio di giovare agli altri. 

Innanzitutto è opportuno analizzare e approfondire questa frase: cosa si intende per “aiutare”? Il soggetto del verbo a chi fa riferimento? Ma soprattutto qual è la “casa loro” di cui parliamo? 

Preliminare a tutto ciò è vedere da chi parte la proposta, l’invito, per meglio comprenderne le intenzioni. Con questo lungo preambolo intendo rendervi partecipi di alcune mie riflessioni dettatemi dalla difficile realtà sociale, politica ed economica nella quale viviamo in Italia, in Europa e nel mondo che ci circonda. Si sente parlare di una terza guerra mondiale (l’ha detto anche Papa Francesco, definendo la situazione attuale “una guerra a pezzi”), non tanto e non solo per il pericolo che questa scoppi a causa delle tensioni fra le grandi potenze, ma anche per quanto sta già avvenendo, cioè il terrorismo islamico, le guerre che insanguinano paesi come Siria, Iraq, Afghanistan, Congo, Nigeria, ecc. che ci coinvolgono, direttamente o indirettamente, tutti. Ebbene, ognuno in questo momento dovrebbe seria- mente porsi il problema della pace nel mondo, informandosi, cercando di comprendere i grandi problemi dell’umanità, ma principalmente di coloro che vivono in stati autoritari, che subiscono la mancanza di libertà e le violenze, che sono assillati dalla povertà, dai problemi climatici. 

Tornando ai nostri quesiti, la frase in questione da tempo compare negli articoli dei giornali o si sente in occasione di interviste e per lo più viene espressa dai politici, anche di partiti antagonisti; così, a seconda dell’orientamento politico, assume varie intonazioni e accezioni. “Aiutiamoli”, per chi tiene a cuore il futuro dei “Paesi in via di sviluppo”, ha il significato di un sincero interessa- mento, anche nella considerazione che i paesi occidentali hanno un grande debito nei loro confronti a causa 

dello sfruttamento operato per secoli. Quindi si pensa a progetti che ne possano migliorare le condizioni di vita. Per altro verso, le stesse parole, pronunciate da razzisti, populisti, ostili alle migrazioni, a cui si oppongono (in- vano!) in ogni modo, non denotano una sincera intenzione di collaborazione, di sostegno; anche l’espressione “a casa loro” per chi non è in buona fede è un modo ipocrita per dire “fuori dai piedi”. 

In effetti, la soluzione migliore sarebbe offrire supporto in loco, questo sia per rallentare la pressione sull’Europa, sia per evitare molte sofferenze a chi emigra, mentre preferirebbe restare nel suo paese. A questo proposito, non mancano cospicui aiuti internazionali da parte dei paesi più ricchi, ma anche di governi, di grandi e piccole associazioni; i risultati, però, sono spesso deludenti per varie cause: l’instabilità dei paesi in questione, la corruzione dei governi che si appropriano dei fondi ricevuti, le multinazionali che speculano sugli aiuti. 

In seguito a tutto ciò, le emigrazioni continuano e ve- dono l’Italia in prima linea a causa soprattutto della sua posizione geografica.
Attualmente i problemi maggiori relativi all’accoglienza non sono rappresentati tanto dalle iniziative, dalle organizzazioni che devono essere messe in atto, quanto dai grandi contrasti che le migrazioni comportano; sono nate, infatti, e sono tuttora in corso, divisioni, diversità di pensiero in ambito europeo in primis, ma anche fra i partiti politici e, non ultimo, fra le persone singole. Quotidianamente ognuno di noi ha modo di constatare come esista grande disparità di idee anche fra amici o addirittura in ambito familiare; ciò è fonte di discussioni, di liti, spesso basate sulla
scarsa conoscenza dei fatti. 

In conclusione, “Aiutiamoli a casa loro” non deve rap- presentare uno slogan propagandistico, ma l’obbiettivo da raggiungere; deve rappresentare un’efficace politica, nella quale la solidarietà si integra con la sussidiarietà. Non semplice assistenza, ma fattore di sviluppo: questa è la linea tenuta dalla S.O.S. che da quasi trent’anni opera in Africa, avendo come scopo precipuo quello di rendere più evolute e più autonome le popolazioni, in particolare facilitando ai bambini, alle future generazioni, l’accesso alla scuola, alla cultura, tramite i sostegni a distanza, la costruzione di scuole, il sostegno agli insegnanti. 

Carla