Home > Notiziario > Orizzonti africani n. 1 giugno 2017

Carissimi,
penso ricorderete che
nel precedente notiziario era stata evidenziata l’espressione “Aiutiamoli a casa loro”; avevamo,
al proposito, fatto alcune riflessioni critiche nei confronti di chi, per puro egoismo, la pronuncia allo scopo di evitare l’arrivo dei profughi nel nostro territorio. 

In realtà, non vi è dubbio che, collaborando con i Paesi in Via di Sviluppo, il fenomeno dell’immigrazione potrebbe assumere dimensioni minori, ma l’aiuto va offerto non tanto e non solo per questo motivo, quanto perché è doveroso volgere lo sguardo verso chi soffre. 

Ne consegue che diventa di fondamentale importanza chiedersi quale sia il modo migliore per sostenere popolazioni aflitte da povertà, malattia, sfruttamento, violenze. 

Gli Italiani da sempre hanno la propensione a donare, anche in tempi di crisi (lo si è verificato ultimamente in occasione del terremoto che ha colpi- to alcune regioni italiane) e negli anni sono sorte centinaia di associazioni di volontariato, di varie dimensioni e che operano con finalità e modalità diverse. E a questo punto è d’obbligo porsi la domanda: quale cooperazione? 

È un tema di cui molto si dibatte e anche in questo caso si fa strada, spesso con malizia, l’opinione che gli aiuti offerti alle iniziative proposte non vadano sempre a buon ne, ma si disperdano in mille rivoli, venendo in parte sprecati nella corruzione e negli stipendi (vedi articolo di Cappelletto apparso sulla Stampa il 30 gennaio 2016); ma, pur non potendo 

escludere che ciò accada anche in questo settore come in molti altri, sicuramente si tratta di episodi isolati, non della regola. È bene, comunque, che il donatore si appoggi a realtà conosciute e possibilmente vicine, chiedendo garanzie e controllando l’operato delle associazioni le quali, a loro volta, devono garantire la massima trasparenza. 

Quindi non creiamoci l’alibi, in nome di possibili disonestà, per rimanere spettatori passivi davanti ai drammi che colpiscono tante popolazioni! Doniamo, invece, magari anche solo un po’ del nostro tempo impegnandoci affinché quanto offriamo, frutto spesso di sacri ficio, produca il massimo dei risultati. 

Cooperare non consiste nel fare la carità (vedi articolo del notiziario n°2 / 2010 su “La carità che uccide” di Dambisa Moyo), nel creare dipendenza, come è accaduto spesso nel passato, ma nell’offrire collaborazione, incentivando le attività dei locali, responsabilizzandoli e lavorando insieme per valorizzare le potenzialità delle loro terre. Fortunatamente in molti paesi si sta formando una nuova generazione post coloniale; ci sono in campo forze dotate di spirito di iniziativa, che meritano di essere sostenute tramite la formazione di medici, infermieri, tecnici, operai specializzati, esperti nell’agricoltura, ecc. ; le popolazioni devono divenire protagoniste dei progetti, lavorando assieme ai cooperanti che, a loro volta, devono essere pre- parati professionalmente o avvalersi di esperti. 

Solo così la Cooperazione produrrà progresso
e autonomia; in una parola, Sviluppo! 

La S.O.S. collabora con i Paesi in Via di Sviluppo da circa trent’anni e …, con un po’ di presunzione, possiamo affermare di aver operato in questo senso: l’ultimo esempio è costituito dal progetto del Re- sort di cui ora Sonia Bonin, presidente dell’associazione, vi esporrà tutte le caratteristiche e le finalità. 

Carla